MotoGP e WorldSBK, facciamo il punto della situazione. Categorie minori, perché no?

I due maggiori campionati per prototipi e derivate di serie stanno entrando nella fase conclusiva ed è logico tirare le somme con un occhio rivolto ai risultati ed alle aspettative, nonché ai possibili scenari futuri.

Era il 2015 quando, in accordo con il Team Gresini, Aprilia decise di ritornare in MotoGP con un progetto interamente basato sullo sviluppo per il primo anno, servendosi di una moto ibrida tra l’RSV4 ed un prototipo. Comprensibilmente i risultati non sono stati entusiasmanti, complice anche un’iniziale scelta di piloti controversa (si ricordino i malumori di Marco Melandri) e la difficoltà d’approccio nella massima serie. A distanza di 4 anni, con molta esperienza accumulata ed una moto totalmente stravolta, è doveroso fare qualche piccola considerazione dati alla mano.

Merco Melandri e Alvaro Bautista con la prima RS-GP, anno 2015
Merco Melandri e Alvaro Bautista con la prima RS-GP, anno 2015

La casa di Noale torna dall’ultimo round di Brno con un solo punticino per Aleix Espargarò (15esimo dopo una partenza dal 24esimo posto) e lo zero di Scott Redding, scivolato nelle battute iniziali; sommando i punti 2018 di entrambi i piloti si raggiunge la modesta cifra di 29 lunghezze, per una media di 2,9 punti complessivi a gara. Troppo poco per una casa ufficiale che inizia a vantare una certa maturità.

Riguardo al campionato costruttori, Aprilia è il fanalino di coda con 27 punti, distante 12 lunghezze dalla KTM, nel suo secondo anno in pianta stabile nel motomondiale; sì, ok, possiamo parlare di investimenti e volumi di vendita da parte della casa austriaca molto più consistenti, ma è lo stesso Espargarò che a fine GP ha ricordato di come il Gruppo Piaggio (che gestisce il marchio Aprilia) “Abbia molte più disponibilità, ad esempio, di Ducati”.

Non ce la sentiamo di parlare nemmeno di un progetto sbagliato: più volte la RS-GP, a cui sono state perdonate svariate rotture e noie tecniche tipiche del rodaggio, ha dato segnali incoraggianti. E’ mancata invece la costanza, ma ormai non può essere più l’inesperienza la scusante. Piloti poco competitivi? I curriculum di Redding, Espargarò, Bradl e Bautista, seppur se non di primissimo livello, parlano da soli. Discorso a parte meriterebbe la parentesi Melandri, scontento e piazzato in MotoGP controvoglia.
Dal 2019 spetterà ad Andrea Iannone tentare di risollevare le sorti della casa italiana, con Scott Redding già liquidato e destinato probabilmente al British Superbike.

WorldSBK, l’Aprilia detta(va) legge

Passando al mondiale Superbike, era l’inverno 2008 quando venne mostrata la nuova belva da competizione con motore 4 cilindri a V, da cui ne deriva il nome.

Eicma 2008, le nuove forme della RSV4 lasciano tutti a bocca aperta
Eicma 2008, le nuove forme della RSV4 lasciano tutti a bocca aperta

Un anno di apprendistato, poi 3 titoli piloti nell’arco di 5 anni (Biaggi 2010 e 2012, Guintoli 2014) e 4 costruttori. Il progetto Motomondiale era ancora lontano, le risorse concentrate solo nelle derivate, e le vittorie fioccavano. Poi, al termine della stagione 2015, viene annunciato il ritiro in forma ufficiale: gli sforzi per la MotoGP sono prioritari, così la millona di Noale passa nelle mani nel Team Red Devils prima e in quelle del Team Milwaukee poi, supportati sì dalla casa madre ma con risultati ben lontani da quello ottenuti con la gestione totalmente interna. Arriviamo quasi al termine della stagione 2018 con il palmares immutato, e con un punto interrogativo per il prossimo anno: Shan Muir, boss del team Inglese, ha intavolato un braccio di ferro con Romano Albesiano per la gestione delle RSV4 e come già riportato a maggio ha imposto le sue condizioni.

Nonostante un mezzo ancora valido per gli anni sulle spalle e gli ultimi incoraggianti risultati, il futuro di Lorenzo Savadori (direttamente sotto contratto con Aprilia) e Eugene Laverty (che si è già guardato attorno) è ancora in bilico e legato alle scelte gestionali. In ogni caso, i risultati hanno dimostrato come sia indispensabile uno sviluppo sempre costante e un regime di investimento sicuro nel tempo.

Nuovi (?) scenari

Riuscite ad individuare un campione degli ultimi 15/20 anni che non sia passato per Aprilia?

36 titoli piloti e costruttori in 125 e 250 (escludendo la Derbi motorizzata comunque Aprilia) dal 1994 alla rivoluzione del 2011. D’accordo, erano altre cilindrate e i motori 2 tempi, ma rimane difficile comprendere come una casa che ha dominato lo scenario delle piccole cilindrate per quasi un ventennio e con un background del genere, non si sia gettata nei nuovi campionati Moto3 e Supersport300.

Non scordiamo inoltre di come tale cilindrata sia in ampia espansione sopratutto nei paesi asiatici, e del successo del nuovo mondiale SSP300, che tanto appeal potrebbe generare tra i più giovani, magari con una RS dall’indole pistaiola come le progenitrici.
Nuovi mercati, nuove sfide e nuovi investimenti, il tutto finalizzato a maggiori introiti.
Proprio l’Aprilia che sotto la direzione di Ivano Beggio aveva fatto delle colorazioni race-replica il marchio di fabbrica facendo sognare migliaia di teenager e decretandone le fortune; scrutando il listino non rimane che una 50 ed una 125, che, seppur validissime, rimangono fine a se stesse essendo state tali cilindrate estromesse da ogni competizione.

Forse Aprilia mantiene i piedi in troppe staffe, forse non nel modo giusto, o forse non in quelle giuste.

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