Il pilota francese ex superbike nominato ambasciatore Ducati: “alla World Ducati Week i ducatisti mi ricordavano ancora e mi hanno fatto venire le lacrime agli occhi”

Hanno lasciato il segno le recenti parole di Gigi Dall’Igna ai microfoni di paddock-gp.com: “In Ducati i piloti li trattiamo diversamente”.

Non può esserne più d’accordo Regis Laconi, nominato in questi giorni ambasciatore Ducati.

L’ex pilota della rossa di Borgo Panigale, con cui dal 2003 al 2005 disputò 173 gare vincendone 11, si giocò il mondiale del 2004 col compagno di squadra James Toseland, che lo batté all’ultimo round sulla pista di casa.

Cominciamo con la buona notizia: Paolo Ciabatti ti ha promesso che proverai la Ducati MotoGP. È un vero regalo di Natale, vero?

“Sì, ero ad EICMA per LS2, il marchio di caschi, e ho avuto il piacere di sentire che Paolo sarebbe stato lì. Ho avuto questo pensiero per molto tempo per una semplice e buona ragione. So molto bene che oggi non ho il livello per essere competitivo su questo tipo di moto,  ci vorranno molti chilometri per raggiungerlo. Quello che mi interessa è conoscere le reazioni di queste motociclette perché tutti continuano a dire che sono molto fisiche. Secondo me, con tutta l’elettronica che è disponibile ora, non serve un fisico bestiale per controllare queste macchine da guerra. Quando pensi che un MotoGP può arrivare a 280 cavalli, mi vengono i brividi. Sono anche chiaro, e senza voler mostrare alcuna malizia contro i piloti di oggi, vedo che non tutti sono giganti, ci sono pilotini che corrono in Moto2 e Moto3 che arriveranno in top class. Quindi le MotoGP non possono essere iper fisiche come ciò che viene detto, altrimenti come avrebbero la capacità di portarle  al massimo?”Cosa ne pensi delle due stagioni fatte da Jorge Lorenzo in Ducati?

“Ho due visioni: la prima è che durante la prima stagione ci è voluto molto tempo per adattarsi, cosa che capisco perché le Ducati sono sempre moto diverse. Aveva la velocità sul giro secco ma non riusciva a tenere il passo di una gara. È migliorato molto nel 2018. Ma la mia seconda visione è che al Mugello, aveva appena firmato a Honda e per coincidenza ha vinto il suo primo Gran Premio su Ducati! È strano, non è vero? La moto non era cambiata rispetto al GP precedente. Quindi, dato che è uno sport molto psicologico, ha creato la differenza nel risultato. Abbiamo parlato molto delle piccole modifiche del serbatoio, ma non credo sia stato quello. I tecnici Ducati hanno realizzato questi piccoli accessori per il serbatoio e la sella anche prima, senza che fosse cambiato nulla. È un grande pilota, ma quando non sta bene ha i suoi momenti di debolezza, come tutti gli altri sfortunatamente. Ma quando tutto va bene, è in grado di fare una stagione bellissima, come ha dimostrato.”

Cosa pensi della sostituzione dello spagnolo con Danilo Petrucci, al fianco di Andrea Dovizioso?

“Danilo è bravo e merita il posto, non c’è dubbio. Non ha l’immagine di un Lorenzo, né il suo palmares. Quindi spero che creerà il suo curriculum già nel 2019. Non c’è ragione per cui non possa farlo. Ha già dimostrato di essere veloce, ora deve dimostrare di essere in grado di farlo in tutte le gare e in tutti i circuiti. Nel 2018 la Ducati è stata a mio avviso la moto migliore, questo può solo aiutare Petrucci.”

Pensi che la Ducati V4 sarà competitiva contro la Kawasaki di Johnny Rea la prossima stagione?

“Il bicilindrico stava arrivando ai suoi limiti, non puoi fare miracoli. Solo la Ducati è stata in grado di raggiungere simili prestazioni con questa configurazione. La V4 per me è una buona scelta perché è facile inserirla in un progetto di più ampie vedute. Questa scelta è quindi logica rispetto all’esperienza del marchio in MotoGP, dove viene utilizzato un V4”.

Riusciranno a battere Johnny Rea che è veramente un alieno sulla sua Kawasaki? 

“Il pilota è importante e vedremo cosa darà il nuovo debuttante Alvaro Bautista. La Ducati è sempre stata in grado di scegliere i piloti che si abbinano alle sue moto, sia che si tratti di Raymond Roche, Carl Fogarty o Troy Bayliss, ad esempio.

Hai fatto parte della Ducati per anni. Quale sarà il tuo ruolo di ambasciatore?
 
“Voglio che duri a lungo con la Ducati perché per me è come una droga. Ne guido una personalmente per la strada. Parteciperò a campagne promozionali presso i concessionari. Essere importante per la Ducati mi rende felice. Ho notato che quest’anno alla World Ducati Week i ducatisti mi ricordavano ancora e mi hanno fatto venire le lacrime agli occhi! E’ stata un’emozione troppo bella.  Ho lasciato un segno importante, correndo per due anni come pilota ufficiale,  e questo mi rende molto felice. Niente è più bello di questo riconoscimento. Oggi sono ambasciatore per Ducati, principalmente in Francia. Ad esempio, l’anno prossimo ci sono quattro giorni programmati sui circuiti in cui proverò Panigale V4. Penso che tra loro ci sarà un V4R. Per me Ducati è un marchio a parte, diverso da tutti gli altri, soprattutto in termini di passione, e spero che continui ad essere così ancora per molti anni.” 

(intervista: paddock-gp.com, articolo originale QUI)

In carriera Regis vanta le vittorie del campionato Europeo Velocità e del campionato nazionale nel 1994 in sella all 250. Prima di approdare in Superbike archivia più di 100 Gran Premi disputati nel mondiale, conquistando nel ’99 a Valencia il gradino più alto del podio con la Yamaha YZR 500 del Red Bull Yamaha WCM.

Con le derivate ebbe un primo impatto nel 2001 in sella alla Aprilia RSV Mille come compagno di Troy Corser. Dopo la parentesi in Ducati passò alla Kawasaki con cui però in tre stagioni non porta a casa grandi risultati.

Nel 2009 torna tra le file della casa bolognese dove in Sud Africa un brutto incidente gli causa la rottura di 6 vertebre e lo costringe ad abbandonare la stagione. L’anno successivo, non schierato dal suo team, decide di abbandonare le corse.

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