Ben Spies tra passato, presente e futuro. Il tutto condito da importanti rivelazioni…

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A seguito del nostro articolo sulla sua carriera (QUI il link), siamo riusciti a raggiungere Ben Spies per una lunga intervista in esclusiva, dove ci ha colpito per la franchezza ed i modi assolutamente cordiali. L’incontro è apparso sin da subito come una chiacchierata tra appassionati di motociclismo piuttosto che un confronto con un Campione del Mondo; contattato appena pochi giorni prima, si è detto entusiasta nel poter condividere con noi qualche aneddoto, lasciandoci stupiti per la sua schiettezza.

Ben, iniziamo con il chiederti il ricordo più bello della tua carriera…
“Forse la gente lo troverà strano, ma ancor più del titolo nel WorldSBK, il ricordo più emozionante risale a quando io a Matt Mladin lottavamo per il titolo nell’AMA SBK 2007.
Ci ritrovammo all’ultima gara appaiati nella classifica generale ed il vincitore della gara avrebbe poi conquistato il titolo. Feci la pole position, partii in testa e trionfai. Fu certamente una delle gare più belle della mia carriera.
Per tutto il campionato è stata una lotta a pari livello con Matt: se io vincevo la gara, lui arrivava secondo e viceversa, mantenendo la classifica serrata fino all’ultimo. Quella sì è stata indubbiamente l’emozione più forte. La rivalità fra me e Matt fu storica, tanto amici fuori quanto rivali in pista, sempre con il massimo rispetto reciproco. Matt credo sia uno dei migliori 5 piloti contro i quali abbia mai corso; era veloce in ogni circuito, e si migliorava ogni weekend. Avrebbe potuto far benissimo anche in altri palcoscenici. Sicuramente uno degli avversari più forti incontrati nel mio cammino.”

Ben Spies tallonato da Matt Mladin, AMA SBK 2007

A proposito, qual è il pilota più forte che tu abbia mai affrontato?
“Ho tanto rispetto per Marc Marquez ma penso che Casey Stoner sia il talento più cristallino della storia. Marquez è un “bulldog”, veramente spettacolare, attacca ad ogni curva e spinge sempre al limite, ma Casey a livello di talento innato è il migliore; sale in una moto ed in due giri è già consapevole di quanto forte possa girare, se non ha già fatto il best lap. È una cosa che non ho mai visto, in nessuno. Non sto parlando di titoli: credo che se Casey e Marc si fossero affrontati ad esempio in cinque campionati, lo spagnolo ne avrebbe vinti 3 o forse 4, perché più “adatto” a quel mondo. Ma se parliamo di talento puro, Casey è insuperabile.”

Spiegaci meglio…
“Casey e Lorenzo sono ormai “etichettati” dai media come persone antipatiche, forse perché come me poco inclini a quel circus…Lorenzo è talmente schietto e irruento che più di una volta gli ho detto “Jorge, chiudi quella cazzo di bocca in conferenza!”.
Posso invece garantirvi che sono due persone eccezionali, ma semplicemente con un carattere riservato e più simile al mio, che poco si sposa con quell’ambiente. Questo, inevitabilmente, influisce nelle prestazioni.”

Cosa ci dici delle difficoltà incontrate da Lorenzo in Honda?
“Jorge è un fuoriclasse, un campione. Senza dubbio. Ha bisogno però di tempo per sistemarsi la moto, non è un pilota che guida sopra i problemi, diciamo. Ma una volta che avrà tutto a posto ci stupirà, come accaduto in Ducati tra l’altro.”

Tra le nuove leve, chi trovi interessante?
“Devo esser sincero, non vedo nessuno in Moto2 da tener sott’occhio. Tra i rookie invece mi piace tantissimo Pecco Bagnaia. Ha un gran potenziale. Non è ancora uscito fuori del tutto, ma sono certo che il lavoro che sta facendo passo-passo ripagherà. Apprezzo il suo metodo. Mi ha inoltre stupito Fabio Quartararo, ma aspetto per giudicare…”

Cioè?
“Ora ha una Yamaha al top, ma è la stessa che si ritroverà per il resto della stagione. Gli altri invece avanzeranno con lo sviluppo…”

Hai rimpianti o rimorsi nella tua carriera? Cosa cambieresti?
“Niente, davvero. Nel 2012 ho vissuto l’anno peggiore, come sapete. Non voglio parlare male di Yamaha, ma il vero problema di quell’anno non fu solo l’enorme quantità di problemi tecnici. Vi dico una cosa che non ho mai svelato a nessuno: già alla seconda gara della stagione mi comunicarono che Valentino Rossi sarebbe tornato al mio posto, e da quel giorno il team non fu più lo stesso con me. Non facevano più quello che chiedevo, come invece accadde nei due anni precedenti. Questo perché sapevano che l’anno successivo avrebbero avuto un pilota diverso. Nel 2013 con Ducati fu un altro anno terribile: l’infortunio alla spalla non mi consentiva di guidare come volevo. Pensandoci, cambierei forse il mio approccio a quella situazione: prima dei test in Malesia ero consapevole che non avrei potuto affrontare la stagione che desideravo, in quelle condizioni. Avrei dovuto abortire la stagione in quel momento e prendermi 6 mesi o un anno per recuperare al meglio dell’infortunio, cosa che purtroppo non feci andando verso un’annata disastrosa. Nella mezza stagione che ho fatto ho inoltre peggiorato i danni alla mia spalla.”

Hai mai avuto possibilità di tornare in SBK o MotoGP dopo il tuo ritiro?
” Sì, ho avuto tante offerte per tornare. Vi confido un altro aneddoto rimasto segreto: la richiesta più concreta per tornare nell’ambiente l’ho ricevuta da KTM per un ruolo da collaudatore. Ma era troppo presto ed avevo ancora troppo dolore alla spalla per potermi prendere un tale impegno. Avrei voluto tanto quel posto, perché KTM è davvero una grande azienda con una grande possibilità di investimento tecnico ed economico nelle corse. Stimo molto la casa austriaca ed i suoi piloti, ma devo esser sincero: nutro tanto rispetto per Dani Pedrosa come pilota ma credo che né lui né Mika Kallio siano veramente efficaci come tester. Dani ha nella sua piccola statura un grande limite, Kallio uno stile di guida troppo particolare. Non so di quali vantaggi possa godere la casa con questo test-team. Per questo penso che KTM abbia perso 4 anni di sviluppo, e stia tuttora gettando soldi. In seconda battuta ho parlato anche con Suzuki e con Yamaha prima che contattasse Folger, ma non ci sono mai state le reali condizioni per essere reclutato. Quello che la gente non sa è che nel 2013 in Motogp correvo con Ducati ma il progetto era quello di disputare il campionato SBK con Ducati al fianco di Chaz Davies.

Cioè?
” Il nostro contratto prevedeva un anno in MotoGP con Ducati Pramac, mentre dal 2014 sarei dovuto tornare nel WorldSBK, a bordo della Panigale 1199r del team Aruba. Era già tutto firmato, e se non fosse stato per l’infortunio…”

Hai progetti per il futuro nel mondo delle moto? Team Manager o altro?
” No, anche perché in America il campionato non è più allo stesso livello di quando correvo io, sia sotto l’aspetto tecnico che per quello economico. I piloti ed i team hanno davvero un budget ridotto per affrontare il campionato, e non la vedo una situazione valida per tornare a correre. Mi è stato offerto di fare il coach per qualche pilota, ho anche parlato con Yamaha e Van Der Mark due anni fa, ma come sapete io vivo in America e per me sarebbe un grosso problema viaggiare tutto l’anno per circuiti. Considerando anche la mia grande paura di volare e senza dimenticare che ora ho una famiglia. Mi piacerebbe tanto comunque tornare a lavorare per il mondo delle corse, perché credo di poter portare un grande contributo viste le mie conoscenze. Mi affascina anche l’idea di un ruolo da commentatore.”

Cosa ne pensi della SBK di oggi? E’ cambiata non poco da quando correvi tu…
” Potrebbe essere una lunga risposta ma in poche parole ma vi chiedo, fanno ancora la griglia invertita in Gara2 in base al risultato di Gara1? Perché questo è davvero stupido ed inaccettabile! Quando correvo in America, se mi avessero proposto la SBK con la griglia invertita, non avrei mai accettato di correre! Non capisco, perché un pilota dovrebbe farsi il mazzo il sabato per partire in terza fila la domenica?
In ogni caso, credo abbia perso un po’ di fascino rispetto ai miei tempi. L’organizzatore ha fatto diversi sbagli negli anni dal punto di vista regolamentare, primo su tutti quello di correre le gare in due giorni diversi. Troppi cambiamenti in pochi anni, inoltre. Se devo essere sincero, non ho mai guardato una gara quest’anno, solo un paio di Motogp. Mi piace guardare le prove libere e capire come si comportano i piloti, per poter fare un pronostico. Riesco a capire chi è a posto e chi no.
Purtroppo anche la SBK come la Motogp si sta concentrando troppo sui media e in tutto quello che gira attorno allo spettacolo…sono un fan di quella che era la Superbike fin quando correvo io. Comunque, Alvaro Bautista sta facendo sicuramente un gran lavoro, è veramente incredibile.
Qualche settimana fa, alcuni dei meccanici che avevo e che adesso lavorano con Alvaro, mi hanno mandato un messaggio dicendomi: “Hey Ben, vieni a Laguna Seca e torna a guidare la Ducati con il numero 19!”…Lo farei se solo avessi un paio di giorni per testare la moto e riprendere la velocità e la confidenza alla guida. Penso che allo stato attuale sarei più lento degli attuali piloti di almeno un secondo e mezzo, ma se avessi 3 o 4 giorni di test, credo che potrei avvicinarmi molto. Purtroppo in un periodo di stop si perde la velocità e tutti gli automatismi necessari.
A proposito, sapete perché scelsi il numero 19? Quando avevo 14 anni, il mio compagno di squadra era anche il mio migliore amico, come un fratello maggiore per me. Lui utilizzava il numero 19, ma in un weekend di gara cadde rompendosi l’osso del collo e morì; da quel giorno iniziai ad usare il suo numero. Avevo sempre usato il numero 11 ma in SBK era occupato da Troy Corser, così quando sono arrivato non ho avuto esitazioni per la scelta. Il mondiale lo dedicai a lui, e l’ho anche tatuato nel braccio.”

Ben Spies con il suo numero 19, WorldSBK 2009

A nome di tutto lo staff di SBK Italia, vorremmo ringraziare Ben Spies e la sua famiglia per la grande cortesia dimostrata nei nostri confronti. Per la traduzione in lingua Inglese, cliccare qui.

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