Con le novità sotto mano cerchiamo di capire se c’è qualcosa che non va nella Superbike odierna (o meglio, futura).

È notizia di mercoledì il comunicato con cui la commissione del WSBK ha deliberato un cambiamento epocale nella storia del regolamento del Mondiale.

Partiamo per gradi: dalla prossima stagione assisteremo a due sessioni di prove libere al venerdì ormai ininfluenti sotto qualsiasi aspetto se non alla “sistemazione” delle moto da parte dei piloti. Non più combinate tra FP1, FP2 ed FP3 quindi, con il primo giorno che perde decisamente di appeal. Niente strategie subordinate alle previsioni meteo tra le due giornate: ormai la formazione per la griglia non dipenderà dal taglio tra SP1 ed SP2, ma dall’unica prova del sabato, e ad oggi non si conosce come e quanti piloti saranno ammessi.

Sabato: start alla mattina con l’ultimo turno di prove libere, anche questo totalmente irrilevante ai fini agonistici. Poi, come detto sopra, qualifica.

Domenica: la vera rivoluzione. Forse l’assenza della defunta classe Superstock ha creato un vuoto che gli organizzatori hanno deciso di colmare con le new-entry “Gara Tissot Superpole“, una sorta di “gara-qualifica sprint” inserita tra le due gare che, oltre a determinare la griglia di Gara2, assegna punteggio (a metà) ma non fa storia negli albi. Già immaginiamo i giudizi sui vittoriosi ma non vincenti, e le tribolazioni per gli amanti delle statistiche…
I festeggiamenti? anche questi a metà, alla luce del fatto che non è previsto podio. Poco importa se un pilota raggiunge una fra le tre caselle magari per la prima volta, ci organizzeremo con lo spumante al box. Sperando sempre che non si demolisca la moto; appena dopo c’è la partenza di Gara2. Spezzare le gare fra sabato e domenica aveva almeno portato maggiore tranquillità ai meccanici in caso di incidente. Se da un lato infatti la formula delle due corse distribuite nelle due giornate aveva fatto storcere il naso ai puristi della SBK, dall’altro aveva appagato le tempistiche degli addetti ai lavori. Con l’ultima soluzione Dorna è riuscita a scontentare entrambe le categorie.

Parlando di abbattimento dei costi immaginiamo poi la felicità dei già agonizzanti team privati nel procurarsi maggiori ricambi, parti di motori ecc…
C’è forse dietro un discorso di visibilità in grado di far leva su sponsor e pubblicità? diremmo proprio di no… o credete davvero che nella sprint-race non saranno sempre i soliti protagonisti a cui andranno gran parte delle riprese? Non è un caso se ad oggi si hanno solo 19 iscritti, come non lo è la mancanza di notizie inerenti i diritti televisivi a metà dicembre (con la Spagna, nel frattempo, che trasmetterà le derivate sul canale a pagamento DAZN).
Discorso diverso per la vecchia superpole a giro secco, dove, oltre allo spettacolo, ad ogni pilota e squadra (e sponsor) era garantito uno spazio televisivo intoccabile e riservato. 

Inversioni di griglia, “castrazioni” al motore a discrezione di un unico soggetto (Scott Smart, direttore tecnico del WSBK) che opera tramite un algoritmo ancora ignoto, sprint-qualifying/race… sembrano tante regole ma confuse, l’opposto di quello servirebbe probabilmente a rilanciare il Mondiale.

Regolamento chiaro, semplice, che sia sinonimo di trasparenza e limpidezza e che sia stabile nel tempo, e non stravolto di anno in anno. Magari potrebbe essere questa la ricetta.
Magari ha invece ragione Dorna, magari il prossimo anno parleremo del grande abbaglio che abbiamo preso nel giudicare frettolosamente le nuove direttive.
Alla fine noi, per amore verso le due ruote, ce lo auguriamo.

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