Tre titoli AMA Superbike, Campione WorldSBK all’esordio, Rookie of the year in MotoGP e non poca sfortuna. Questa è la straordinaria carriera dei gomiti più iconici della Storia del Motociclismo.

“Quando un ragazzo ha talento si vede subito…dai primi giri, dalla prima gara. Molto raramente ho visto un pilota esplodere dopo un lungo percorso. In genere basta uno sguardo per capire chi è un gradino sopra gli altri, chi ha una dote innata”. Questa frase di Casey Stoner ci ha dato lo spunto per raccontare la storia di colui che personifica appieno tale affermazione, e non è stato nemmeno troppo difficile individuare il protagonista che potesse identificarsi in tali parole.

Ben Spies nasce a Memphis (Tennessee) l’11 luglio del 1984, ma si trasferisce presto nel suo paese d’adozione, il Texas. Segue un percorso analogo a tanti suoi colleghi, muovendo i primi passi nel fuoristrada: sin da bambino mette in mostra capacità fuori del normale, che risaltano agli occhi della madre e del patrigno. Viene poi stregato dall’asfalto: “Ho iniziato a correre su strada quando avevo 7 anni, incuriosito da un amico di famiglia. Così ho acquistato una piccola Yamaha YSR50, esercitandomi nel parcheggio della scuola. Poi la pista, e me ne sono completamente innamorato! Ricordo la mia prima vera gara, all’età di 8 anni: partito per ultimo, sono arrivato al secondo posto alla seconda curva, ma poi ho avuto il mio primo incidente. Ho impattato sul retro del pilota in testa alla corsa, immaginando forse che stesse andando troppo lento. Sono caduto ed ho iniziato a piangere, ma è da lì che è iniziato tutto.”All’età di 10 anni aveva già vinto 27 gare consecutivamente, e nel 1995 conquista il titolo YSR50 della CMRA (Central Motorcycle Racing Association). Continua a farsi le ossa negli eventi amatoriali organizzati da WERA National, dove agguanta altri 3 titoli. Nel 1998 passa alle 125, su una Honda GP, dove si classifica secondo nel campionato nazionale e terzo nel 1999. Il nome di Spies inizia a circolare rapidamente nei paddock: nel 2000, ad appena 15 anni, punta su di lui l’entourage Suzuki, sempre molto attento ai campionati statunitensi. “Ho cominciato a correre con Suzuki grazie a Jeff Wilson, che mi aveva notato in alcune gare amatoriali, ed a John Ulrich, proprietario del team.”
Firma dunque con la squadra di supporto EMGO Valvoline per gareggiare con una GSX-R 750 nella classe Superstock, iniziando un lunghissimo sodalizio con la casa di Hamamatsu. Termina la prima stagione al nono posto assoluto, che gli valgono il prestigioso premio AMA Horizon.

Ben Spies, AMA STK 2000

L’anno seguente, nel 2000, vince la sua prima gara da professionista al Pikes Peak International Raceway di Fountain, terminando la stagione al terzo posto. Nel 2002 si unisce team Attack Suzuki, dove come compagno di box trova quello che definirà in seguito il suo mentore, Jason Priedmore. “Quell’anno con Attack Suzuki è stato uno degli anni più divertenti in cui abbia mai corso. Ho avuto l’opportunità di lavorare con dei bravissimi ragazzi e avere Jason accanto è stato eccezionale. Mi ha aiutato tantissimo per quanto riguarda la tecnica e la messa a punto del mezzo, ed abbiamo stretto una profonda amicizia.” Ben si alterna tra la classe 600 e 750, posizionandosi stabilmente nelle posizioni di vertice nonostante sia perseguitato dagli strascichi di un vecchio infortunio al ginocchio.

Nel 2003, con un curriculum di tutto rispetto nonostante i suoi 18 anni, viene contattato da Yoshimura Suzuki, squadra supportata direttamente dalla casa madre che rappresenta la punta di diamante in USA. Prende parte al campionato Supersport600 (3 podi ed una vittoria) e al campionato Formula Xtreme 1000, conquistando l’alloro nel suo anno da rookie grazie a 5 vittorie. “Sentivo molta fiducia attorno a me, nonostante fossi un ragazzino che metteva piede per la prima volta in un team ufficiale. Fu allora che decisi di allenarmi più seriamente, riprendendomi definitivamente dal vecchio infortunio al ginocchio e focalizzandomi sui miei obiettivi. Devo molto a Tom Houseworth, capo del team all’epoca.”

Ben Spies, 2004 AMA STK

Continua con lo stesso team nell’anno successivo, alternandosi tra la classe 600 e la Superstock1000, ormai stabilmente in vetta. Suzuki decide così di promuoverlo nella top-class del campionato americano a partire dalla stagione successiva.
E’ il 2005, ed il talento di Ben esplode: tre podi nelle prime tre gare, prima vittoria alla quarta manche (California Speedway), un totale di 14 piazzamenti a podio nelle 17 gare e secondo posto finale dietro al mostro di categoria nonché compagno di Squadra Mat Mladin. Quel che ancora non sa Mladin, vincitore all’epoca di 6 degli ultimi 7 campionati, è che non riuscirà più a battere Spies.

“Sono arrivato secondo, ed ho capito che l’unico modo che avevo per ambire a categorie superiori era quello di vincere il titolo. Sono anche stato fortunato a lavorare con l’ex Campione MotoGp Kevin Schwantz, capendo di dover correre ogni gara intensamente ed a stretto contatto con i tecnici. Siamo buoni amici ed ho imparato tanto da lui. Ammiro molto i piloti che hanno corso nei primi anni ’90, ma soprattutto Kevin, Colin Edwards e Doug Chandler.”

Ben Spies da bambino insieme ad uno dei suoi idoli, Colin Edwards.

Con questi presupposti inizia la stagione 2006: 10 vittorie totali (6 di fila dopo un iniziale secondo posto), 17 podi su 19 manche. Ben Spies conquista il titolo con 8 punti di vantaggio sul suo esperto compagno di team.
Nel 2007 la storia si ripete, ma la vicenda ha ancor più dell’incredibile: Ben su 19 gare sigla la pole in 15 occasioni, ne vince 7 e termina secondo nelle restanti 12 manche, confermandosi Campione per un solo punto su Mladin!
Come se non bastasse nello stesso anno conquista anche il trofeo nella classe Stock1000 con 7 vittorie su 8 round ed altrettante pole position.

Ben Spies e Mat Mladin, 2007 AMA SBK

Nel 2008 con 18 podi su 19 gare (di cui 15 pole) diventa il più giovane pilota dell’AMA a conquistare tre titoli consecutivi, e finalmente Suzuki decide di trasferire il giovane texano nei palcoscenici che più gli si addicono.
L’occasione si presenta il 22 Giugno: Loris Capirossi, titolare nel team Rizla Suzuki MotoGP, è infortunato e deve saltare il round di Donington, e così ad Hamamatsu decidono di iscrivere lo statunitense come wild card per il GP di Gran Bretagna. Con una moto mai provata prima e con gomme e freni inediti Ben si piazza in griglia in ottava posizione, raccogliendo i primi punti iridati finendo la corsa al 14° posto. La GSV-R dell’epoca era assai differente all’attuale GSX-RR: il propulsore era infatti il 4 cilindri a V che Suzuki presentò per il rientro nella top-class, e non seguiva dunque la filosofia del 4 in linea odierno.

Il 20 Luglio dello stesso anno Spies torna di nuovo in MotoGP, ma stavolta sul familiare circuito di Laguna Seca. Ben è influenzato e nel weekend dovrà prendere parte sia alla gara dell’AMA Superbike sia a quella della MotoGP. Si classifica 13° in griglia ed in gara rimonta fino all’8° posto finale, arrivando stremato al traguardo per il duplice impegno. I riflettori sono interamente proiettati sullo storico duello Rossi/Stoner, ma qualcuno inizia a puntare gli occhi su quel pilota dallo stile inconfondibile, che lambisce i cordoli con i gomiti estremamente larghi. Ed il 14 settembre, ad Indianapolis, quello che era un presagio diventa una certezza: libero stavolta da ulteriori impegni o da condizioni fisiche debilitanti, nella terza wild-card dell’anno, Ben termina sesto portando la prima delle Suzuki al traguardo, in scia a Stoner e Dovizioso.

Ben Spies wild card con Suzuki, MotoGP 2008

Qualcosa però si è stranamente incrinato nel lungo rapporto tra Suzuki e Mr. Elbowz (questo il soprannome per il suo stile): pare che alla base ci sia stato il rifiuto di Spies nel prender parte ad un’ulteriore prova in MotoGP (Assen) a causa della concomitanza di un round nell’AMA Superbike, dove Ben sta lottando per il titolo. E così quel passaggio a bordo di una moto di Hamamatsu che in molti danno per scontato in realtà si risolve con una rottura della collaborazione.

Il vecchio adagio che consegue lo spalancare di un portone alla chiusura di una porta non potrebbe essere più azzeccato nella situazione che da qui a poco verrà a crearsi: la Yamaha, ancora incredibilmente a secco di allori nel Campionato Mondiale Superbike e orfana di Haga (passato alla “rivale” Ducati) e di Corser (che opta per BMW) lancia nel mercato la versione aggiornata della propria YZF-R1.
Si tratta di una vera rivoluzione per la 1000 di Iwata: la fasatura del propulsore viene regolata tramite un albero a croce (crossplane), che gestisce gli scoppi ad un intervallo di 0°-270°-180°-90°, e si passa dunque a una sequenza irregolare. Di derivazione MotoGP, il motore viene soprannominato Big-Bang per via del caratteristico suono.

L’attesa è infinita, il nuovo campionato si preannuncia incandescente; si assiste al debutto del vice-campione SSP Jonathan Rea con la Honda, al ritorno del Team Aprilia con Max Biaggi e Shinya Nakano alla guida della neonata RSV4, all’ingresso di BMW con appunto Troy Corser e Rubén Xaus a difenderne i colori e non da meno il passaggio del sopra citato Noriyuki Haga al team Ducati Corse accanto a Michel Fabrizio. Il giapponese prende il posto del campione in carica Troy Bayliss (che già in estate aveva annunciato il ritiro) e abbandona il team Yamaha dopo ben 4 anni, con un bottino di un secondo posto e 3 terzi posti finali.

Ed è proprio Ben Spies il pilota scelto dalla casa dei 3 diapason per affrontare la nuova avventura nel WorldSBK: il team ufficiale, gestito da Yamaha Motor Italia, affida coraggiosamente le proprie sorti a una coppia di esordienti (o quasi): all’americano affiancano infatti il giovane Tom Sykes, che tanto aveva impressionato nelle wild card dell’anno precedente. E’ l’ottobre del 2008.

Ben Spies e Tom Sykes, nuovi piloti del team Yamaha WorldSBK, 2009

Nei test pre-campionato si intuisce che quella che sta per iniziare sarà una stagione memorabile: se a Kyalami la stella statunitense non brilla, a Portimao la Yamaha con il numero 19 su cupolino ottiene un sorprendente ed inaspettato terzo posto.

27 Febbraio 2009: finalmente si inizia a fare sul serio. Sul circuito di Phillip Island, come di consueto, va in atto il primo round della stagione. Gli interrogativi sono giganti, c’è da capire se i test sono stati solo un fuoco di paglia, se i veri pretendenti al titolo si siano in realtà nascosti. Il nuovo format per le qualifiche prende spunto dalla F1 e prevede un progressivo sbarramento dei peggiori piloti nelle sessioni disponibili, mandando agli archivi il tanto amato “giro secco”. FP1, Spies è primo in un circuito dove non ha mai messo piede. Staziona nelle prime posizioni fino alla finalissima Superpole3, dove riesce a staccare di 3 decimi Max Biaggi conquistando una clamorosa pole position all’esordio. Haga è addirittura 18°. Ma non sono ancora finiti i colpi di scena: In Gara1 un errore alle prime curve dello statunitense consegna la vittoria a Nitronori, dopo una furiosa rimonta terminata con un vantaggio di appena 0.154 secondi sulla Suzuki di Neukirchner.

In Gara2 invece Ben non sbaglia: taglia il traguardo per primo davanti al giapponese, raggiungendo la vittoria nel round di esordio mondiale, fregio di cui pochissimi possono vantarsi. Ma ciò che colpisce gli appassionati è quello stile inconfondibile, quei gomiti insolitamente larghi che caricano l’anteriore in ogni rabbioso ingresso di curva con il petto spalmato al serbatoio.
Mr. Elbowz sa impressionare, riesce a domare una furiosa R1 nonostante carenze evidenti dovute alla gioventù del progetto, surclassando il compagno di squadra.

Ancor prima del Round2 del Qatar viene soprannominato Big-Ben, nomignolo nato dall’accostamento del nome del pilota al particolare motore Yamaha. Ed è ancora pole position, è ancora giro veloce nel format che comunque costringe ad un unico giro lanciato. E stavolta è doppietta, giro veloce in gara e record del circuito.
4 disputate, 3 vittorie e doppia pole position in circuiti visti per la prima volta al venerdì.
“…ma quando si arriverà in Europa le cose cambieranno…” è il parere di molti.

Spagna, round3. Terza pole per Ben Spies.
…ma Haga è un osso duro, quando non vince arriva secondo e la costanza lo premia con il primo posto momentaneo in campionato: il giapponese vuole finalmente arrivare al titolo, siede sulla moto detentrice dello stesso e cerca la coronazione ad una straordinaria carriera. Piazza una doppietta a Valencia e allunga in classifica, complice il ritiro in Gara1 di Spies.

Spies e Haga, WorldSBK 2009

Assen, Round4. La scia ininterrotta di pole aumenta, così Ben scatta dalla prima casella anche in Olanda e vince Gara1. Scivola in Gara2 lasciando strada a Noriyuki, che finora è sempre salito al di sopra del terzo gradino del podio. Si comprende che ormai il campionato è questione tra i due, con grande stupore degli addetti ai lavori e dello stesso Haga che non si aspettava un avversario così ostico, per di più subentrato nel team che aveva abbandonato e “tradito” nella precedente stagione dopo un rapporto lungo una carriera.

Monza, Round5. E’ il 9 maggio e Spies ottiene la quinta Superpole consecutiva. Il giorno successivo, in Gara1, dopo aver condotto a lungo la gara, finisce clamorosamente la benzina all’ultima curva, consegnando la vittoria a Michel Fabrizio. Per Gara2 i tecnici italo-giapponesi fanno bene i conti e stavolta il carburante è sufficiente: Ben transita per primo sotto la bandiera a scacchi.

In Sudafrica raccoglie un terzo posto ed è vittima di un ritiro a causa di un problema tecnico, dopo aver firmato l’ennesima pole.

Ben Spies, WorldSBK 2009

Miller Motorsport, USA. Spies gioca in casa, la cornice di pubblico lo galvanizza e stavolta il vantaggio è impressionante. Al sabato è autore della settima pole consecutiva, battendo il precedente record di Doug Polen. Alla domenica firma una doppietta staccando di oltre nove secondi gli avversari in entrambe le gare.

Vince ancora a Misano, firma un’altra doppietta nel Regno Unito e trionfa in Gara2 a Brno. In Germania una vittoria e un secondo posto lo portano in testa alla classifica provvisoria, complice una parabola discendente di Haga che è protagonista di una serie di brutte prestazione e succube di due ritiri. Ad Imola il controsorpasso del Giapponese: Spies racimola solo un quarto e quinto posto, arrendendosi ai 45 punti conquistati da Haga. (La gara sarà ricordata, tra l’altro, per la meravigliosa wild-card di Marco Simoncelli e per il duello con il compagno di squadra Max Biaggi).

Francia, penultimo round: i due piloti si contendono una vittoria a testa. Si arriva così a Portimao, teatro dell’ultima prova del Mondiale. Il giapponese può contare su un vantaggio di ben 10 punti, e solo due manche lo separano dal tanto agognato titolo.
Una scivolata in Gara1, con relativa vittoria dello statunitense, lo porta a 15 punti di ritardo dalla vetta. Il secondo posto di Gara2 si rivela inutile, perché piazzandosi al quinto posto Spies si laurea campione con 6 punti di vantaggio.

Nell’anno del debutto, in sella ad una moto nuova, il 25enne Ben Spies si laurea Campione del Mondo collezionando 11 pole position su 14 circuiti, 14 vittorie ed ulteriori 3 podi. E’ il primo (e fino ad oggi unico) titolo Yamaha nel WorldSBK. Eloquente ed esplicativo è il confronto con il compagno di squadra: Tom Sykes termina la stagione al nono posto con 286 punti in meno di Big-Ben, non raggiungendo mai il podio.

Ben Spies festeggia il titolo del Mondo WorldSBK 2009

Sbaragliata la concorrenza in SBK, la MotoGP torna di nuovo a bussare alla porta di Mr. Elbowz. L’ambiente Yamaha, impressionato da quel risultato così inatteso, offre al texano il passaggio ai prototipi nel team satellite Yamaha Tech3. Ad appena due settimane dalla conquista del titolo nelle derivate, Spies firma il contratto e si prepara alla wild card di Valencia, round conclusivo della stagione MotoGP 2009.
Scende in pista con una M1 fatta arrivare direttamente dal Giappone, molto simile a quella dei collaudatori. Per celebrarne il titolo, la livrea è uguale a quella della R1 con cui ha vinto in SBK.
E’ l’8 ottobre 2009, e  Ben non sembra esser troppo reverenziale nei confronti dei colleghi: è nono in qualifica e settimo in gara dopo un entusiasmante duello con Hayden e Dovizioso. Quel che si capisce è che quei gomiti larghi saranno fastidiosi per molti…

Ben Spies, wild card Yamaha, MotoGP 2009

Inizia così la stagione 2010, la prima da pilota titolare in MotoGp. Debutta con un quinto posto in Qatar, si prende il primo podio del campionato a Silverstone, dopo due ritiri ed un settimo posto. Alla quinta gara nel nuovo campionato è già sul gradino più basso del podio, vincendo il duello con Hayden e Stoner. Continua con prestazioni ad altissimo livello, sempre tra i migliori, fino al secondo posto nella sua “Indianapolis”, arresosi solo a Daniel Pedrosa. Termina il campionato d’esordio con due podi e 176 punti che gli valgono il sesto posto ed il titolo di “Rookie of the year”, ma soprattutto con la consapevolezza del passaggio al team ufficiale nel 2011.

Ben Spies, MotoGP 2010

Non rimango infatti inosservate le prodezze del texano, ed il team Factory orfano di Valentino Rossi (passato in Ducati) promuove Big-Ben a fianco di Jorge Lorenzo con un contratto biennale.

Ottiene il terzo posto in Catalogna, la prima (ed unica) vittoria ad Assen, poi ancora un podio a Indianapolis ed un secondo posto a Valencia. Arriva quinto in campionato, migliorando la prestazione dell’anno precedente ma inconscio che questo rimarrà il miglior risultato in carriera.

Ben Spies con la Yamaha MotoGP ufficiale, 2011

Per il 2012 infatti la sfortuna si accanisce con violenza inverosimile sul texano, tanto che i più maliziosi individueranno negli incredibili problemi tecnici un disegno superiore per rimescolare lo scacchiere in griglia…
Ha costanti problemi alle gomme, rompe un forcellone, un telaietto posteriore, un monoammortizzatore, il motore a Indianapolis, è costretto al ritiro per un inconveniente al casco, è vittima di un’intossicazione alimentare… Ma il peggio si presenta a Sepang: Ben accusa un violentissimo high-side e si lesiona la spalla destra a tal punto da dover terminare anzitempo la stagione per volare in USA, dove un’equipe di medici lo attende per la delicata operazione.
Dopo un totale di 7 ritiri, il bottino finale è di appena 88 punti e 10° posto in graduatoria, troppo poco per un pilota ufficiale.

Ben Spies a terra dopo l’high-side di Sepang, MotoGP 2012

Il ritorno di Rossi nel team ufficiale sposta gli equilibri ed è lo stesso Spies a farne le spese; viene scaricato da Yamaha e si accorda per il 2013 con il team satellite Ducati Pramac.

Ma le ripercussioni per l’infortunio alla spalla sono troppo grandi: “è come se corressi con un coltello conficcato nella carne” commenterà in seguito. E’ costretto a saltare ben 7 GP, e rientra a Indianapolis dove nelle prove libere cade e stavolta a lesionarsi è la spalla sinistra.

Ben Spies con la Ducati del team Pramac, MotoGP 2013

Durante il Gran Premio di San Marino, il team Pramac comunica ufficialmente che Spies non riuscirà più a correre nessuna delle gare rimanenti nella stagione. Il 26 ottobre, al termine delle qualifiche del GP di Motegi, Ben Spies e Ducati annunciano la risoluzione del contratto biennale, con il conseguente ritiro dalle competizioni del pilota. “Per quanto riguarda il mio ritiro, è successo esattamente come speravo, cioè senza troppo clamore. E’ stato un bel modo di allontanarsi, senza troppa emotività, ma il come è successo è stato atroce: avrei voluto chiudere in un modo migliore, ma il 2012 è stato un anno orribile per diversi aspetti, e nel 2013 non avrei dovuto correre per nessuna ragione.” affermerà in seguito alla testata MCN.

Attualmente Ben Spies è padre di due splendide bambine e vive con la sua italianissima moglie in Texas, dove si allena regolarmente nell’off-road.
Si è dedicato negli anni alle corse in bici con un proprio team ed alla ristorazione. Ha fatto parlare di sé per notizie (mai confermate) riguardo ad un possibile ruolo da tester MotoGP in Yamaha o per il ritorno nell’AMA SBK, quest’ultimo progetto naufragato pare a causa dei giganteschi incendi in California che hanno messo in ginocchio il main sponsor, famoso produttore di vino.
E’ tornato alla ribalta ad inizio 2018, quando ha annunciato il ritorno alle competizioni, precisamente nel National Enduro, ma l’ennesimo grave infortunio in allenamento lo ha privato anche di questa opportunità.

Ci ha lasciato ricordi indelebili per noi appassionati: quel fantastico Campionato 2009, quella grande stella sul casco, ma soprattutto quei due inconfondibili gomiti esasperatamente racing…

Si ringrazia per la disponibilità la Sig.ra Spies. Parte delle interviste provengono da vecchie dichiarazioni rilasciate a Road Racing World. Immagini di pubblico dominio.

 

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