Dati e dichiarazioni alla mano analizziamo la situazione del Campionato Mondiale Superbike.

Il weekend di Misano appena concluso ha offerto interessanti spunti di riflessione sull’attuale situazione del WorldSBK, che sembra vivere una fase agonizzante con sponsor e spettatori in fuga. A nulla è bastato cercare di mettere i bastoni tra le ruote al principale accusato, Jonathan Rea, colpevole di vincere e stravincere, e verso il quale viene attribuita la responsabilità quasi totale per un campionato ormai giudicato noioso.

Una discutibile inversione di griglia per Gara2 ma sopratutto la controversa regola che taglia i giri motore (a discrezione di Dorna con modalità ancora non troppo chiare) nulla hanno potuto contro il talento del “Cannibale“: basti pensare che rispetto allo scorso anno l’alfiere Kawasaki ha terminato la corsa con un tempo inferiore di circa 7 secondi, nonostante i cavalli persi e una velocità di punta minore di circa 9 km/h rispetto al 2017. Lo stesso Johnny non manca di togliersi svariati sassolini dallo stivale, parlando di un altro trionfo contro gli handicap (e come dargli torto?).

WorldSBK 2018 - Rea festeggia la vittoria a Misano
WorldSBK 2018 – Rea festeggia la vittoria a Misano

Gran merito è certamente del reparto corse, in grado di “spalmare” la coppia in tutta la curva di accelerazione e di fornire al proprio pupillo un mezzo competitivo a dispetto delle restrizioni, ma se togliessimo dal campionato Johnny Rea, dove sarebbe la Kawasaki?

Intanto i vertici in verde si sono assicurati le prestazioni del tre volte campione del mondo per almeno altri due anni. I recenti miglioramenti di Yamaha, frutto di un interesse maggiore da parte della casa, fanno ben sperare per il futuro, così come sono alte le aspettative per la Panigale V4, sebbene Ducati stia prendendo tempo per la riconferma dei propri piloti.

DNA Superbike

I più attenti faranno notare che il dominio della casa di Akashi è probabilmente dovuto ad un investimento concentrato solo nella Superbike, vista l’assenza della stessa in MotoGP, ed allora a questo punto è lecito chiedersi come una 15esima posizione tra i prototipi possa dar più risalto rispetto a una vittoria in SBK, e a come si sia arrivato a tutto questo.
Sotto la lente di ingrandimento Aprilia, ormai gestita dal Team Milwaukee e con un punto interrogativo gigante per il 2019; Romano Albesiano, intervistato riguardo le differenze tre le categorie e del relativo impatto mediatico, ha parlato di assenza di uno o più “trascinatori” all’interno del circus della SBK.

Il team manager Honda Kervin Bos, ai  microfoni di GPOne, ha lanciato la proposta di prender come riferimento il British Superbike: l’elettronica limitata al minimo potrebbe portare più spettacolo in pista e livellerebbe le prestazioni dei piloti, ma difficilmente le case vincenti acconsentirebbero. Le moto in pista inoltre, veri e propri banchi prova per le soluzioni future, si allontanerebbero ancora di più da quelle che troviamo in concessionaria. Uniformare invece la centralina lasciando campi di sviluppo sembra la via già tracciata dalla MotoGP.
Ancora interessante potrebbe essere un sistema di punteggio simile al BSB, cioè che tenga in considerazione il giro veloce in Gara1 (da dove poi si forma la griglia di partenza di Gara2), i podi realizzati durante la stagione e l’azzeramento della classifica nelle ultime gare per i primi 6 classificati durante la main season.

Ancor più affascinante l’ipotesi avanzata tempo fa da Mirco Guandalini, patron dell’omonimo team: superpole a giro secco come una volta, in modo da ritagliare e garantire una spazio televisivo fisso e intoccabile ai piloti e agli sponsor di tutte le squadre, nonché l’obbligo da parte dei team ufficiali di fornire ai team satellite le moto dell’anno passato, come in parte avviene in MotoGP dove c’è una grande collaborazione tra ufficiali e (alcuni) privati. Sarebbero da risolvere a tal riguardo gli inevitabili tempi televisivi ed i contrasti economici tra i team, di cui Dorna dovrebbe farsi carico. Genesio Bevilacqua, boss di Althea Racing, preme piuttosto da tempo per avere mezzi più simili possibile a quelli di serie.

Andrea Quadranti, a capo del reparto corse di Mv Agusta, ha recentemente fatto sapere che questo potrebbe essere l’ultimo anno per lui e la casa di Schiranna nella massima serie; Dorna potrebbe perdere un altro marchio storico all’interno del paddock e colpire ancora di più l’appeal del campionato. Non basiamoci infatti solo sui 68 mila spettatori di Misano o sui 75 mila di Imola, i tempi del tutto esaurito in ogni tappa del mondiale sono ormai lontani.

Le cause e le eventuali soluzioni non sono di facile intuizione e molteplici appaiono gli aspetti da prendere in considerazione, ma su una cosa siamo certi: c’è bisogno di una svolta.

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